ROSA
ALIQUO' CASELLA
DOCENTE

nata a Monforte S. Giorgio il 12 ottobre 1925 - morta a Roma il 6 dicembre
2005
Rosa Casella
è stata per molti un'amata insegnante. Dico ciò non solo
perché questo è stato il suo mestiere per quaranta anni
della sua non sempre facile vita, ma perché tutti ne abbiamo
apprezzato, con la forza d'animo, la discrezione, l'onestà, il
senso della giustizia, la libertà intellettuale, la coerenza,
l'intelligente ironia, la curiosità per il nuovo, il gusto per
la vita e per l'eleganza, anche la grande disponibilità all'ascolto
ed al sostegno morale di chi si rivolgeva a lei.
Rosa era una "donna di pace", una persona riservata, saggia,
sensibile e di cuore, sempre pronta in ogni occasione a spendersi per
evitare gli attriti, per appianare i dissidi, per favorire la riconciliazione
e la concordia.
Un insegnamento di generosità ed altruismo che, con tenera assiduità
e con calda concretezza, ha trasmesso ai suoi amatissimi figli, Giovanni
e Maria Adele, centro della sua vita, ed alle molte persone che l'hanno
conosciuta ed amata.
Un insegnamento che aveva iniziato a trasmettere, giocondamente e con
dolcezza e tenerezze infinite, all'amatissimo nipote Mario.
Rosa ha la fortuna di nascere, nel 1925, in una famiglia nella quale
il Padre, Giovanni Casella, per lunghi anni Medico Condotto di Monforte,
ha il moderno desiderio che i figli, studiando con merito fino all'università,
si emancipino intellettualmente. Rosa consegue due lauree, una in Farmacia
ed una in Scienze naturali, ed anche per questo "indirizzo di vita"
sarà sempre grata ed affezionatissima a suo Padre, al quale oggi
si ricongiunge. Eguale attaccamento, fino alla fine, Rosa ha dimostrato
alla Madre, Adelina Giordano, una donna che, a sua volta, si è
ben distinta per il grande senso del dovere, della famiglia e per il
lavoro che ha dedicato alla Casa ed alle opere di carità. Una
famiglia all'antica, che ha saputo trasmettere a Rosa quei tradizionali
"valori di un tempo" dei quali oggi si sente tanto bisogno.
Ma Rosa era anche una persona moderna, allegra, anticonformista, con
diversificati interessi culturali, artistici, letterari, attenta ai
mutamenti sociali, dei quali, con autonomia di giudizio, sapeva spesso
percepire anticipatamente le tendenze.
Rosa, che a Monforte in molti ricordano anche come una giovane graziosa,
nel 1960 si unisce in matrimonio a Mario Aliquò, Magistrato della
Corte dei Conti.
Il destino le strappa il marito, ancora giovane, nel 1969 e Rosa resta
sola con i suoi figli Giovanni e Maria Adele.
Gli anni che seguiranno, per tanti motivi, non le faciliteranno il suo
compito di Madre. Ma la sua scelta ferma e coerente è quella
di dedicarsi ai suoi amatissimi figli, al loro benessere, alla loro
educazione, alla loro serenità, mirando, con mille premure, a
quegli stessi valori che Le erano stati indicati da suo Padre e da sua
Madre.
Rosa, con una scelta consapevole, di cuore e con ammirevole e totale
abnegazione, si mette al fianco di due bambini, uno di otto ed una di
sei anni. Unisce mirabilmente al suo ruolo di madre l'impegno dell'insegnamento,
un'attività che prestava con competenza ed umanità che
ancora la fanno ricordare dai suoi alunni.
Spesso sola, nella Roma difficile degli "anni di piombo" e
dell'assurda violenza che negli anni '70 ed '80 toccava anche le scuole
e le università, conduce i suoi Figli con tenacia, ma non senza
trepidazioni, verso i traguardi della vita, dando loro, con l'attenzione
di una Madre, la forza dei suoi insegnamenti e del suo esempio.
Fin dai primi anni di lavoro dei suoi figli è stata sempre orgogliosamente
a loro vicina, soprattutto nei momenti più difficili e perfino
in quelli di reale pericolo, con assistenza, consigli, sostegno, cure
amorevoli ed un'indimenticabile, calda presenza.
Tra i valori più belli che Rosa ha trasmesso ai suoi Figli piace
ricordare anche quelli del rispetto per le proprie origini, per la Famiglia
e per l'amicizia.
Rosa non solo non ha allontanato i suoi figli dal Paese d'origine, ma
li ha educati ad amarlo, mettendo loro in luce la positività
delle relazioni umane e la forza della solidarietà che ancora
oggi animano la migliore Monforte San Giorgio.
Ha combattuto molto anche per tutto il resto della sua Famiglia: dopo
aver visto, con personale soddisfazione, giungere entrambi i suoi figli
al traguardo di un onesto lavoro e di un felice matrimonio, quando avrebbe
potuto dedicare a sé stessa gli anni della pensione, tutti la
ricordano amorevolmente al servizio della Mamma. Per lunghissimi anni
l'ha assistita nella casa di Monforte, alleviandole le sofferenze della
malattia ed organizzando capillarmente la sua assistenza, fino al giorno
in cui, china al suo capezzale, l'ha accompagnata nell'ultimo viaggio.
Ma Famiglia, per Rosa, non era un "luogo esclusivo", non erano
solo i suoi Figli ed i suoi Genitori. Rosa è stato un luminoso
riferimento per molti.
Rosa nel suo cuore ha sempre avuto una "famiglia allargata"
alla quale guardava con altrettanto grande amore, con quella generosità
e disponibilità che oggi la fanno rimpiangere. I nipoti, i cugini
e le cugine, le figliocce e tutta la parentela con la quale ha tenuto
forti legami umani erano per lei autentici riferimenti affettivi, ai
quali tanto calore ha donato, ricevendone generosamente e sinceramente
altrettanto.
Per il grande cuore di Rosa anche gli amici sono stati una Famiglia,
un patrimonio di affetti e di rispetto che lei, con passione ed impegno,
ha amorevolmente coltivato fino al punto di essere più volte
riconosciuta come "zia" da grandi e piccoli che, anche nell'allegria
delle riunioni, hanno avuto la fortuna di conoscerla.
E sono proprio Parenti ed Amici che, apprezzandone le doti e la generosità
umana, negli ultimi anni l'hanno coinvolta nella fondazione di gruppi
socialmente impegnati, come l'attiva Sezione di Venetico delle donne
della FIDAPA.
Contornata dai suoi Figli, dalla Nuora Maria Caterina e dal Genero Angelo,
dal Nipote Mario, da molti Parenti e da moltissimi Amici Rosa, il 12
ottobre scorso, ha festeggiato a Roma, sorridente e felice, il suo ottantesimo
compleanno.
Poi, ai primi di novembre, viene in Sicilia per onorare i morti e trascorrere
nuovi momenti di allegria con i suoi Parenti ed Amici di sempre.
Tornata a Roma si dedica ancora con tanta allegria ed amore al nipote
Mario.
Nella fredda mattina del 6 dicembre, il grande cuore di Rosa, salutati
tutti, in punta di piedi ci lascia.
Caterina Trimarchi