Manifestazioni religiose
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Scritto da Administrator   
Mercoledì 13 Gennaio 2010 17:13

 Ascolta come sottofondo l'Adeste fideles:   

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Rivive l'ambiente in cui nasce Gesù nella spendida e caratteristica conice del quartiere arabo di Monforte San Giorgio. Ogni anno viene riproposto il presepe vivente: più di cento protagonisti  animano la ricostruzione del villaggio mediorientale che ospitò la nascita del Redentore.

 

 

Natività di Gesù

 

 

candele 

MENTRE SI COMPIE QUESTO EVENTO DI SALVEZZA


... gli abitanti del villaggio sono occupati nello svolgimento dei loro compiti ...

 

 

fabbro  casalinghe accanto al braciere   calzolaio

Filatrici


cuoca 
 la stalla

 massaie  ricamatrici ricamatrici 

 


..... c'è chi è impegnato nel commercio .......

monaci  pasticceria   vendita granturco


vendita mobili vendita ortaggi   vendita ricotta

vendita tegole  vendita brocche   negozio


..altri sono impegnati in attività non propriamente spirituali...

 

giovani a cena   beoni  mavara

 

 romani


..... ma gli angeli e i pastori accolgono il Redentore ; i magi si recano ad adorarlo, i dottori della legge esaminano le scritture alla ricerca del luogo in cui è nato.........

 pastore  magi  sinedrio

 

  adorazione   

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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Gennaio 2010 09:19
 
Processione della Madonna di Crispino PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 12 Dicembre 2009 16:27

 

La pregevole statua della Madonna che il 15 agosto, festa dell'Assunta, viene portata dalla Chiesa di Pellegrino al Santuario di Crispino, ritorna alla sua sede "invernale" un mese dopo. La processione tocca tute le zone abitate di Pellegrino dal primo tratto della strada dei colli (contrada Cinigghiaru) fino alla contrada Pirarella verso Monforte.

Processione della Madonna di Crispino

 

I fedeli
Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 09:27
 
Processione di San Giorgio PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 07 Luglio 2009 16:17

SAN GIORGIO, UN SANTO LEGGENDARIO


(da un articolo di Guglielmo Scoglio pubblicato sulla "Gazzetta del Sud" del 24 aprile 1986)
 la statua lignea di San Giorgio

La leggenda

La leggenda della lotta tra San Giorgio e il drago, una delle più poetiche che il mondo cristiano annoveri, che tanti artisti ha ispirato ci racconta che nelle acque di un lago non lontano dalla città di Silena, in Libia viveva un terribile e pestilenziale drago che i cittadini dovevano ammansire lasciando una preda sulle sponde, altrimenti esso avrebbe ammorbato l'aria e distrutto le mura della città. All'inizio le prede erano costituite da animali; quando queste si esaurirono, i cittadini furono costretti a sacrificare delle persone tirando a sorte le vittime tra i giovani della città. Un giorno la sorte cadde sull'unica figlia del re. Mentre ella si avviava verso il lago per darsi in pasto al drago, incontrò Giorgio, un giovane cavaliere di Cappadocia che passava da quelle parti, e in lacrime lo invitò a fuggire per evitare di fare la sua stessa fine. Il giovane promise di aiutarla nel nome dl Cristo. Quando il drago affiorò dalle acque e si avvicinò ai due giovani per farli sua preda, Giorgio montato a cavallo, fattosi il segno della croce, brandendo la lancia lo atterrò; il drago divenne allora mansueto tanto che dalla principessa fu condotto in città legato alla sua cintura come un docile cagnolino. Alla gente che, vedendo il drago si spaventava e fuggiva temendo per la propria vita, il giovane cavaliere si rivelò dicendosi mandato dal Signore per liberarli dalla schiavitù del drago purché essi credessero in Cristo e si facessero battezzare. Il re ed il popolo aderirono con gioia all'invito e Giorgio uccise il drago. Secondo un'altra tradizione Giorgio avrebbe ucciso il drago quando questi stava per assalire la fanciulla destinata ad essere sua vittima. Questa leggenda è sorta tardivamente (la più antica composizione scritta risale al XIII secolo); secondo alcuni studiosi riprende miti egizi e greci e rappresenta la lotta tra il bene e il male. Per altri essa nacque ai tempi delle Crociate che identificarono un'immagine dell'Imperatore Costantino con sotto i piedi un drago ripetutamente trafitto nel ventre, con San Giorgio.

 La statua lignea di San Giorgio

 I documenti


I primi documenti della vita di San Giorgio (il primo risale agli inizi del V secolo ed é contenuto in un palinsesto in greco conservato nella Biblioteca nazionale di Vienna) raccontano solo del suo eroico martirio: Giorgio di Cappadocia nella sua qualità di ufficiale delle milizie era stato convocato dall' Imperatore per organizzare persecuzioni contro i Cristiani, ma egli, dopo aver distribuito i suoi beni ai poveri manifestò pubblicamente la sua fede in Cristo; invitato a sacrificare agli dei pagani pagò il suo rifiuto con atroci torture. Durante il suo martirio compì molti miracoli e riuscì anche a convertire la moglie dell'Imperatore . Prima di morire Giorgio promise la sua protezione a chi lo avesse invocato e avesse curato il culto delle sue reliquie.


Significato della figura del Santo


Ci si potrebbe chiedere se abbia ancora senso riproporre oggi la figura di un Santo di cui sono pochi gli elementi storicamente certi e la cui immagine è prevalentemente legata ad una leggenda. Mi sembra che la risposta non possa che essere ampiamente positiva. Se è vero che l'episodio del drago è frutto di fantasia, è anche vero che esso costituisce un "mito" rappresentativo di un modello di religiosità e di uno stile di vita immediatamente percepibile, tanto che si potrebbe definire San Giorgio un Santo postconciliare. Il Santo costituisce uno splendido esempio di una religiosità impegnata , oltre che ad annientare il peccato che c'è in ognuno di noi, nel servizio dei deboli, degli indifesi, dei miti, in una continua lotta contro l'arroganza e il sopruso. Siamo di fronte ad un santo "giovane" e molto amato dai giovani capace di rendere santi coloro che si impegnano a seguirlo nella lotta contro i "dragoni" sempre presenti nella nostra realtà.

Elementi storici


In realtà sono pochi gli elementi storici in nostro possesso relativi al Santo: in base ad essi si può ipotizzare che San Giorgio sia stato martirizzato sotto Diocleziano. (284-305) probabilmente a Lidda (Diospoli) in Palestina dove risulta che il suo sepolcro fosse venerato in epoca anteriore al 530. Un'epigrafe greca trovata ad Eaccaea di Batanea, che si ritiene composta nel 368 ci informa dell'esistenza di una chiesa dedicata già allora al culto dei "santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni".

 

 La statua di San Giorgio in processione

  Culto in Sicilia


 
Il culto a San Giorgio è diffuso praticamente in tutto il mondo cattolico : lo dimostra il fatto che circa diecimila parrocchie lo hanno come santo patrono mentre ben centodiciotto comuni in Italia hanno San Giorgio nel loro nome. In Sicilia esso assume particolare rilievo: vi fu introdotto dai normanni che ebbero per il Santo grande devozione e gratitudine, specie dopo la battaglia di Cerami del 1063 in cui essi ritennero essere stati dal Santo condotti alla vittoria contro schiere musulmane di gran lunga più numerose. A testimonianza del perdurare nel secoli del culto al Santo il gesuita Lorenzo Finocchiaro nel 1668 diede alle stampe un libro dal titolo "Le glorie del Gran Martire di S. Chiesa S. Giorgio ricavate dagli scrittori si antichi come moderni" dedicandovi un capitolo al culto che al suo tempo si aveva per il Santo nella Diocesi di Messina. Tra gli altri centri della provincia di Messina che vengono citati per la devozione al Santo troviamo Taormina, Sant'Angelo di Brolo, Castelmola di cui è patrono, Castanea, Naso, San Marco, San Fratello, Monforte e Novara. Particolarmente sentite erano le feste in suo onore in queste due ultime località. I centri più legati al culto del Santo erano quelli che si erano distinti nella lotta conto i saraceni e quelli che per la loro posizione costituivano un caposaldo importante per la difesa dell'Isola. Ciò convaliderebbe l'ipotesi che il culto di San Giorgio sia stato introdotto dal Conte Ruggero dopo la conquista della Sicilia. Numerose in provincia di Messina le chiese a lui dedicate. La valorosa Rometta, ultima città siciliana a cadere nel 965 sotto l'urto delle schiere saracene , possiede una chiesa dedicata a San Giorgio che oggi è comunemente chiamata "dei Cappuccini". Castelmola, l'antica ed eroica rocca di Taormina ha come patrono San Giorgio , venerato in una chiesa a lui dedicata. Monforte, che l'arabista Michele Amari identifica con Dimnas uno dei castelli siciliani che resistettero fino all'ultimo ai Musulmani assieme a Rometta, Taormina, Miqus e Aci, ha come protettore San Giorgio. Risulta che in tale centro, che il geografo del XII secolo Edrisi (Libro di re Ruggero c. 65) chiama Munt da Furt (Monte dei forti), la chiesa maggiore era dedicata San Giorgio. In essa è custodita una preziosa reliquia "ex carnis" del Santo. Monforte fu chiamato Monforte san Giorgio per distinguerlo dall'omonimo centro in provincia di Cuneo , Monforte d'Alba; esso è l'unico comune del Messinese a portare il nome del Santo.

 Reliquia del braccio di San Giorgio

La festa


A Monforte la festa di San Giorgio, è assai antica tanto che nel già citato volume il gesuita Lorenzo Finocchiaro riferisce che nel 1668 "oltre alla festa assai celebre , vi è mercato per alcuni giorni franco d'ogni imposizione, el corso de palij" .
Essa si svolge oggi nella prima settimana di agosto quando sono presenti in paese tutti i monfortesi emigrati e costituisce un richiamo anche per gli abitanti dei paesi vicini.

  

 

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 09:29
 
Processione del Capello di Maria PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 07 Luglio 2009 15:33

 

 
La sacra urna portata da don Luigi Celona 

La processione


Il primo sabato di settembre di ogni anno ha lu ogo la processione del Capello di Maria. La sacra urna che lo contiene, accompagnata dal suono di cornamuse e da un lungo corteo di fedeli, si avvia prima dell'imbrunire dal Santuario di Crispino verso la Chiesa Madre di Monforte San Giorgio dove giungerà a notte fonda dopo un percorso di circa tre chilometri. Al calar delle tenebre i fedeli in processione accendono le loro candele mentre in tutto il territorio circostante vengono bruciati mucchi di erbe, rami secchi e stoppie producendo un effetto di grande suggestività. Il Capello di Maria fu donato nel 1650 da padre Antonio Faranda alla Chiesa di Crispino con l'obbligo che venisse portato una volta all'anno nella Chiesa Madre in modo che il popolo di Monforte potesse "adorarlo".

 La sacra urna portata dal parroco di Pellegrino,
don Luigi Celona.

 

Don Nino Cannistrà

Pastori e contadini


La processione del Capello dà vita ad una viva collaborazione tra mondo agricolo e pastorale nella partecipazione al culto di Maria Santissima. I falò, che rendono tanto suggestiva la processione, bruciati dai contadini in posti anche remoti delle vallate del Fiume di Bagheria e del Niceto, testimoniano l'entusiasmo con cui gli operatori nel mondo agricolo vogliono glorificare Maria. Ad essi si uniscono i pastori che con il suono delle loro cornamuse rendono festosa la processione. La processione rapprensenta anche l'unione centementata dallo spirito religioso tra le frazioni di Pellegrino e Monforte centro. Le caratteristiche della processione possono far ipotizzare che si tratti della prosecuzione di una cerimonia religiosa nata in epoca pre-cristiana.

 Don Nino Cannistrà

 

          Altre foto

IL PERCORSO

Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 09:37
 


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