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Lunedì 06 Giugno 2011 17:06 |
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Ricordiamo che domani, martedì 7 giugno alle 24.40 andrà in onda su Rai3 “La festa”, uno dei cavalli di battaglia di Spiro Scimone e Francesco Sfameli, questa volta con interpreti diversi.
Chi non ha la possibilità di vedere lo spettacolo in diretta, potrà vederlo in differita registrandolo o collegandosi al sito “Rai Replay” http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#
Personaggi ed Interpreti: Padre, Luigi Orfeo; Madre, Eugenia Rofi; Gianni, Federico Brugnone. Intervengono: Spiro Scimone, Gianfranco Capitta, critico teatrale e Manuela Fraire, psicoanalista.
La Festa è il titolo dello spettacolo firmato da Spiro Scimone, da quasi vent’anni una delle presenze più sicure della scena italiana, autore di testi dapprima in un dialetto messinese dalle sospensioni pinteriane, e quindi sempre più sicuro disegnatore di realtà a noi molto vicine e incombenti. Dal suo primo testo teatrale Nunzio, Scimone ha tratto con Francesco Sframeli un film, Due amici, premiato alla Mostra del cinema di Venezia. La Festa è da diversi anni nel repertorio della Comédie Française, che lo ha portato in tournée anche all’estero. Una famiglia piccola piccola, dove sia il padre che il figlio fanno lavori misteriosi, per altrettanto misteriosi datori di lavoro che pesano senza apparire. Ma la loro quotidianità è scandita dai piccoli riti domestici dove si consumano e si incagliano i conflitti di parentela, gli scontri di potere ma anche le tenerezze di ogni convivenza. Che sembrano prendere totalmente la scena nel giorno di una ricorrenza che dà il titolo al testo (dal Comunicato stampa della RAI).
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Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Giugno 2011 17:16 |
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Venerdì 27 Maggio 2011 12:00 |
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Il 7 giugno alle 24.40 (orario da verificare) verrà trasmessa su RAI 3 “La festa” della Compagnia Scimone – Sframeli. Ne informiamo i Monfortesi riportando il comunicato ANSA.
(di Daniela Giammusso) (ANSA) - ROMA, 25 MAG - Emma Dante, Fausto Paravidino, Spiro Scimone e Letizia Russo. In una stagione che ha saputo sfatare il mito che il teatro sul piccolo schermo non funzioni (5 milioni di spettatori hanno seguito le commedie di Eduardo con Massimo Ranieri), quattro pieces dei nostri più applauditi giovani drammaturghi debuttano sul piccolo schermo in ‘Atto Unico’, serie di quattro puntate targata Rai Educational, in onda su Rai3 dal 31 maggio alle 24.40. Presentato ieri sera dal responsabile Stefano Ribaldi e dagli autori Gianfranco Capitta e Sandro Vanadia, il progetto è un viaggio inedito nel teatro contemporaneo italiano, una rilettura, a volte una reinterpretazione, ma mai una semplice trasposizione, di testi già apprezzati anche all’estero, mescolando il linguaggio del palcoscenico, al cinema, alla grafic novel e al cartoon. Un esperimento che, oltre ad avvicinare lo spettatore al teatro, indaga il confine tra finzione scenica e storie di vita. “Il teatro per noi va visto in teatro - spiega Capitta - Abbiamo scelto gli autori migliori della generazione sotto i 40 anni, forse l’ultima che sa scrivere”. Ad aprire il ciclo, il 31, sarà Emma Dante, con il suo testo bandiera ‘Carnezzeria’. Seguirà, il 1 giugno, ‘La malattia della famiglia M’ di Fausto Paravidino, testo entrato anche nel repertorio della Comedie Francaise, proprio come ‘La festa’ di Spiro Scimone, in onda il 7. Chiude ‘Babele’ di Letizia Russo l’8 giugno. Quattro testi, interpretati dagli allievi dell’Accademia Nazionale Silvio D’Amico, che casualmente hanno tutti la famiglia al centro, dagli orrori ancestrali della Sicilia della Dante alla piccola borghesia padana di Paravidino. Ma a scardinare la tradizione della messa in scena è la presenza in video dell’autore, che interviene e si confronta con gli attori, in un dialogo tra scena, note critiche, voci esterne (ad esempio di psicologi e psicoterapeuti) e scenografie alla ‘Dogville’, il film ‘teatrale’ di Lars von Trier. “Come mai alla Rai vi fanno fare questa cosa?”, domanda provocatoriamente Andrea Camilleri, regista in tv delle commedie di Eduardo come di un Beckett con Renato Rascel e Adolfo Celi insieme. “Una volta - racconta - un dirigente Rai mi disse che in teatro erano sempre le stesse storie, sempre gli stessi movimenti. Gli risposi che anche quando si fa all’amore i movimenti sono sempre gli stessi, eppure non ci si annoia mai”. D’accordo Corrado Calabrò, che per sfuggire alla schiavitù dell’audience suggerisce di puntare sulla tv on demand, “una tv di nicchia - dice - ma una nicchia può diventare un cenacolo, guarda Paolo o Giovanni”. Conclude Scimone: “Vorrei che questi atti unici fossero degli aperitivi e stimolassero le persone ad andare a consumare il pranzo e la cena in teatro”.(ANSA).
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Scimone & Sframeli: gli ultimi successi |
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Martedì 10 Maggio 2011 05:41 |
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Dalla “Gazzetta del Sud”
Da domani a domenica la coppia teatrale formata da Spiro Scimone e Francesco Sframeli (premiata a Messina nell'ambito delle borse di studio intitolate a Silvana Romeo Cavaleri) sarà grande protagonista del cartellone di una delle sale più note del mondo teatrale romano, il Piccolo Eliseo, con la messa in scena di due cavalli di battaglia, Nunzio e Bar.
La tournée romana segue quella effettuata in Canada, dove gli attori messinesi hanno rappresentato l'Italia al Festival Italiano tenutosi al Canadian Stage di Toronto diretto da Matthew Jocelyn. Il duo messinese è stato scelto dall'Istituto Italiano di Cultura di Toronto come simbolo delle eccellenze artistiche italiane che saranno protagoniste di una rassegna dal titolo emblematico di "Spotlight on Italy", dedicata al teatro contemporaneo italiano nell'ambito delle celebrazioni del 150. anniversario dell'Unità d'Italia.
Per due settimane il teatro di Toronto ha presentato spettacoli italiani che «riflettono l'estetica globale del 21. secolo, e sono il frutto della ricerca artistica di compagnie divenute famose per aver saputo superare, allargandoli, i confini della loro forma artistica».
Spiro Scimone e Francesco Sfameli hanno presentato la loro esperienza artistica attraverso due dei loro spettacoli più noti, entrambi scritti da Scimone, caratterizzati dall'uso del messinese e di un'ambientazione che ricalca modalità espressive meridionali e mediterranei: "Nunzio", diretto da Carlo Cecchi e "La Festa", diretto da Gianfelice Imparato e interpretato anche da Gianluca Cesale. Tra gli spettatori più entusiasti il regista canadese Atom Egoyan. Sergio Di Giacomo
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Ultimo aggiornamento Martedì 10 Maggio 2011 05:44 |
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La Compagnia Scimone - Sframeli in Canadà |
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Sabato 05 Marzo 2011 07:51 |
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La Compagnia Scimone Sframeli sarà impegnata dal 15 al 26 marzo 2011 in una tournèe in Canada, a Toronto.
A beneficio dei nostri amici siciliani e monfortesi in particolare che vivono in Canada comunichiamo le date e le notizie sugli spettacoli che saranno portati in scena. La Cyber Community si augura che siano molti i siciliani che andranno ad applaudire e ad onorare i nostri bravi attori.
Dal 15 al 19 Marzo 2011 al Teatro Canadian Stage – Berkeley – Toronto sarà rappresentato lo spettacolo "NUNZIO"
"NUNZIO" è un atto unico scritto in lingua messinese, costruito su un dialogo serrato, fatto soprattutto di domande e risposte ribattute, ossessivo nelle sue ripetizioni. Giacché l’ossessione circolare è la sua misura, è lo specchio fedele di una situazione senza uscite. O meglio: da cui non si vuole uscire, perché quel che s’intravede al di là è solo un buco nero senza ritorno. L’idea della morte, mai nominata, è l’ideale punto d’incontro delle due solitudini dei protagonisti. Quella che Pino dà per mestiere. Quella che Nunzio riceve poco per volta, ucciso dal veleno della fabbrica, dalla polvere respirata sul luogo di lavoro, contro cui poco valgono le pillole generosamente offerte dal padrone. (C’è poco da fare, la morte non si condivide, né la propria né quella dell’altro). Alla morte si possono opporre soltanto i piccoli rituali della quotidianità, le cose da mangiare preparate con le proprie mani, una tazzina di caffè con la sigaretta. E quei discorsi scontrosi, quei più lunghi silenzi così profondamente incisi nel carattere dei siciliani. E i gesti d’affetto rudi come il regalo di una giacca che può anche produrre un momento di commozione. Non c’è però rischio di patetismi, in “Nunzio”. Anzi, la chiave privilegiata è piuttosto una comicità agra e svagata, costruita sui corpi degli interpreti, clown privati di contesto e tesi verso un’apparente immobilità, in realtà una sottile trama di azioni e reazioni che si ricreano sera per sera. E’ in quei corpi sempre consapevoli di esistere su una scena, nell’intimità della loro lingua, nella complicità dei loro gesti, che leggiamo una disperata volontà di resistenza umana. Due solitudini che convivono, due uomini ai margini della vita. Si ritrovano chiusi nello spazio di una cucina, attorno al tavolo che domina al centro di quell’unico ambiente che è casa, rifugio, tana dove entrambi si nascondono: a sé, al mondo. Entrambi incapaci di decidere del proprio destino, l’uno sempre in giro, per misteriosi incarichi, forse un killer, costretto a ubbidire agli ordini di un invisibile mandante, l’altro ad affidarsi alle pasticche e al lumicino acceso davanti all’immagine del Sacro Cuore, nel rifiuto di ammettere la malattia che lo sta uccidendo.
Dal 22 al 26 Marzo 2011 al Teatro Canadian Stage – Berkeley di Toronto sarà rappresentato lo spettacolo "LA FESTA ". “LA FESTA” è un testo scritto con dialoghi brevissimi, fatti di battute di poche parole, spesso una sola. Con un uso molto musicale della frase, su un ritmo sincopato che mette in evidenza le frequenti ripetizioni e variazioni di un medesimo tema. Ma ripetizioni e variazioni portano anche a esplorare tutte le possibilità offerte dalle parole, la loro necessità. Sono le armi affilate da una lunga esperienza con cui si confrontano i tre personaggi in un continuo rinfacciarsi episodi distorti e un passato forse inventato. Sono un padre, una madre e un figlio, rinchiusi nello spazio geometrico di un’astratta cucina, il chiuso contenitore di quel microcosmo familiare che dialogano per domande e risposte. Com’è il tempo? Vuoi il latte? Hai messo lo zucchero? E’ calda l’acqua? Come formule di un rito che si ripete uguale da un lungo tempo. Banalmente uguale. La festa del titolo celebra un anniversario, i trent’anni di matrimonio della coppia. E fondamentale è l’aspetto del gioco, cioè proprio del recitare. Ciascuno dei tre personaggi recita infatti la propria parte. La madre assillante che accentua il suo ruolo di vittima. Il padre che fa la voce grossa per mascherare la propria debolezza e dipendenza. Il figlio protervo, che se ne sta accucciato a muso duro, è diventato lui il vero padrone di casa, anche perché è lui che mette i soldi, oscuramente guadagnati. Il gioco è teso, crudele, apparentemente devastante. Con una continua nota di comicità. La madre rinfaccia. Il padre fa il gesto di uno schiaffo che è incapace di dare. Il figlio, cosa fa il figlio? Il figlio non fa niente, se ne sta in silenzio e quando è stanco di domande esce fuori. Ma c’è un limite nel gioco oltre cui non può andare. La necessità di non arrivare alla rottura, perché il giorno dopo si possa riprendere da capo, con le stesse parole. Con lo stesso rito. |
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