Ho visto il programma della Katabba 2012 e mi complimento con il dott. Recupero e con tutti gli aderenti al Gruppo Katabba che con passione ed entusiasmo dedicano il loro tempo per organizzare e partecipare alle giornate medievali di Monforte San Giorgio. L'evento, come tutti ormai sanno, vuole ricordare l’ingresso a Monforte dei cavalieri normanni guidati dal conte Ruggero di Altavilla e dal fratello maggiore Roberto che nel 1061 diedero l’avvio alla liberazione della Sicilia dal domino mussulmano. Sono lieto della realizzazione di queste giornate: per primo infatti ho creduto nel valore altamente simbolico dell' episodio storico che esse rievocano. Ricordo quando nel 1987, in occasione della presentazione del mio libro "Monforte San Giorgio e il suo territorio nel Medioevo" avevo reso di pubblico dominio il senso dell’antica tradizione del concerto di campane e tamburi suonato dal Campanile di Sant’Agata. In quell’occasione avevo riscontrato che il significato della suonata, che mi era stato spiegato della mia indimenticabile zia suor Maria Gullo, era pochissimo conosciuto dai nostri compaesani. Avendo avvertito l’importanza di questa tradizione avevo cercato in tutti i modi di diffonderla . E questo è avvenuto grazie anche al titolare della trattoria "La tana", sig. Nicolino Cannistrà che ne ha parlato con molti suoi clienti e tra questi col giornalista catanese Giancarlo Santi che ne ha fatto oggetto di diversi articoli e l'ha fatta conoscere anche tra gli esperti di musica. Sono seguiti ulteriori importanti studi grazie soprattutto al presidente del Centro di studi storici rag. Giuseppe Ardizzone.
Dopo questi imporanti contributi e lavori sarebbe stato naturale organizzare un corteo storico per rievocare questo importante episodio che segna l’inizio della storia del nostro paese. Ma perchè questo si realizzasse si è dovuto attendere il 2009. In quell’anno per iniziativa del dott. Michele Recupero si è avuta la prima edizione delle giornate medievali di Monforte e un corteo storico. Nell’agosto dello stesso anno la Cyber Community, sempre pronta ad incoraggiare e valorizzare le iniziative che promuovono il paese, ha assegnato un premio speciale al dott. Recupero che in occasione del ritiro della targa ha manifesto con entusiasmo il proposito di volersi impegnare ancora di più per la valorizzazione del nostro paese. Ed è stato di parola. Di anno in anno la manifestazione si è arricchita facendo convergere a Monforte sempre più nutrite folle di visitatori che hanno potuto apprezzare i prodotti della nostra terra, l'artigianato e il patrimonio storico – artistico del paese grazie alle visite guidate condotte da giovani competenti di storia e appassionati di arte.
Quest’anno con piacere ho visto che la manifestazione è ancora più ricca. In particolare ho apprezzato che nella giornata finale di sabato 4 febbraio avrà luogo l’Accensione del Fuoco della Cristianità. Mi sembra una cerimonia molto significativa perchè ricorda simbolicamente che con l’ingresso dei Normanni inizia la storia della Monforte cristiana che oggi viviamo.
Particolarmente apprezzato sarà, come negli anni scorsi il corteo storico, ricco di personaggi che portano i costumi dell’epoca. A questo proposito suggerisco di ricordare un importante personaggio storico, Giuditta, figlia del conte di Evreux, prima moglie del Gran Conte Ruggero, che, secondo me, molto ha a che fare con Monforte.
Judith d’ Evreux
Il nome Monforte compare solo dopo la liberazione del nostro territorio dal giogo mussulmano ad opera dei Normanni. L’ipotesi più probabile è che sia stato assegnato dagli stessi liberatori in ricordo del territorio da cui erano partiti. La storia ci dice che Giuditta, figlia del conte di Evreux, la cui nonna materna apparteneva alla famiglia dei signori di Montfort sur Risle, sposò il conte Ruggero a Mileto lo stesso anno della liberazione di Monforte dal dominio mussulmano. Molto probabilmente il nome del nostro paese deriva dal fatto che il nostro territorio è stato dato in feudo ad un cavaliere parente di Giuditta proveniente proprio da Montfort sur Risle.
Mi piace perciò raccontare la sua storia. Occorre sapere che la madre di Giuditta, Hawise de Echauffeur aveva sposato in prime nozze Roberto I di Grentemesnil da cui aveva avuto più figli. Il secondogenito della coppia anche lui di nome Roberto, fratellastro di Giuditta, dopo aver restaurato l’abbazia di Saint-Evroul-sur-Ouche, oggi posta nel territorio di Saint-Evroult-Notre-Dame-du-Bois, Orne, Bassa-Normandia, con l’aiuto dei suoi fratelli e nipoti ne divenne abbate. Successivamente ebbe però contrasti con Guglielmo II duca di Normandia per cui decise di andare via . Si recò prima a Roma dove cercò di avere soddisfazione dal Papa. Poi si recò in Calabria presso Roberto il Guiscardo dove fondò per conto di lui l’Abbazia di Sant'Eufemia. E proprio in Calabria, a San Martino in val di Saline, unì in matrimonio il conte Ruggero con la sorella Giuditta. Ruggero successivamente nominò Roberto di Grentemesnil prima vescovo di Troina, poi arcivescovo di Messina.
Secondo Michele Amari, Ruggero quando in Normandia non possedeva altro che il cuore e la spada si era innamorato della ragazza che era rinchiusa nel monastero Saint-Evrault. Successivamente il tempo e la lontananza avevano rinforzato questo amore tanto che molti anni dopo, trentenne, capitano famoso, signore di Mileto e ricco di ambizioni, aveva chiesto la sua mano al fratello Roberto. La fidanzata era così venuta in Calabria con la sorella Emma, affrontando un lungo e pericoloso viaggio. Entrambe avevano lasciato il chiostro e si dice perfino il velo per trovare mariti normanni in Italia.
E’ questa una bella storia al femminile di un personaggio storico legato al nostro paese che val la pena di ricordare in occasione della Katabba. La sua storia, raccontata da Michele Amari, fa ritenere che anche in quei lontani tempi non tutte le donne fossero quiete e sottomesse.
San Giorgio
In questa stessa occasione mi piacerebbe venisse ricordato San Giorgio il cui culto è stato introdotto a Monforte proprio dai Normanni. Il cronista Malaterra, come ricordo in uno dei miei libri, narra che i Normanni durante la battaglia di Cerami (1063) credettero di vedere un cavaliere splendente nelle armi sopra un cavallo bianco che essi riconobbero come San Giorgio. Grazie al suo aiuto essi ottennero una strepitosa vittoria ed il loro capo, il conte Ruggero, secondo la tradizione, fece erigere in suo onore numerose chiese dotate di reliquie in tutta la Sicilia ed in particolare in quei centri che si erano distinti nella resistenza ai Musulmani. Tra le altre è dedicata a San Giorgio una chiesa a Castelmola, l'eroica rocca di Taormina e a Rometta, l'ultima città siciliana a cadere nelle mani dei Musulmani, oggi comunemente chiamata Chiesa dei Cappuccini. Si può supporre anche che sia stato lo stesso conte Ruggero a donare al nostro paese la reliquia tratta dalle carni di San Giorgio, oggi custodita in un reliquiario d'argento avente la forma di un braccio che regge la punta di una lancia, preziosa opera del messinese C. M. Donia, datata 1614. La reliquia probabilmente rimase sempre custodita nella chiesa dedicata al santo della cui esistenza ed importanza si ha notizia fin dall'inizio del XIV secolo. Essa era oggetto di particolare devozione nei momenti di maggior pericolo e nelle battaglie decisive, quando si invocava l'intervento della destra del Santo. La dedicazione di un tempio a San Giorgio e il dono di una preziosa reliquia probabilmente furono segno di amore del Gran Conte per Monforte e per i suoi eroici trascorsi.
Arcieri
Segnalo che in altri “Monforte” d’Europa molti ragazzi si addestrano al tiro con l’arco in ricordo di trascorsi medievali del loro paese. Anzi in questa disciplina sportiva si tengono dei veri e propri tornei tra quartieri. Non si potrebbe fare qualche cosa di simile a Monforte San Giorgio?
Guglielmo Scoglio


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