Monforte nella poesia
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Scritto da Administrator   
Sabato 19 Dicembre 2009 17:16

IL MIO PAESE

Colombo nelle giornate di sole
corvo in quelle di pioggia
nugolo di lucciole a notte,
il mio paese in cima alla collina,
nostalgia di infanzia lontana,
è traguardo nel dormitorio comune
nel verde silenzio del tempo.
Giuseppe Ponz de Leon

Da "Dannato riflusso",
Messina, 1984

 

IL CASTELLO

Ciuffi d'erbe selvatiche
nate chissà come tra le crepe
dei muri sgretolati dal tempo
adornano il castello che mostra al sole
i suoi ruderi come ferite
d'un biblico gigante sconfitto.

Tutto intorno sterpaglia
e nei rimesiticci rossigni
s'è aggrumato il sangue versato
a difesa del padrone.

Cento storie d'amore
di lotte e tradimenti
son rotolate per sempre nel silenzio
dei dirupi rocciosi ove
il serpe e la lucertola
vivono indisturbati
mentre la voce dei secoli rivive
nel rauco gracchiare di cornacchie.

Giuseppe Ponz de Leon

Da "Dannato riflusso",
Messina, 1984

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MONFORTE

In mezzo ai monti
c'é il paese mio.
La nebbia avvolge
il paese sonnolento.
Silenzio maestoso.
Intorno é pace.
L'ammiro d'estate
sotto l'azzurro cielo.
L'ammiro d'inverno
perché ispira tenerezza.
Il profumo della campagna
carezza il cielo,
risveglia l'amore.
La vita é dolce
nessuno s'annoia.
Il profumo che alita
in ogni cosa creata
e la mitezza del clima
fioriscono mille promesse.
 

Seduto,
all'ingresso del paese,
accanto la fontana
sento l'acqua che scorre
limpida e fresca.
A Monforte S. Giorgio
nessuno invecchia,
la gente, seppur regredendo,
rimane all'avanguardia.
Monforte,
tu solo, scruti i figli
e, nell'oblìo
di questo mondo
elargisci fiducia
con cristiana bontà.
Di notte il paesaggio
come un presepe
appare.
 

Nelle casette
col lumino acceso
si preparan cose
che or pochi
sanno fare.
Tutti t'amano come nel passato:
nessun vuol prepararsi al commiato.
Monforte,
fiorisci sempre
come frutto raro,
perché la felicità
della gente
hai chiuso a chiave.
Nino Gringeri

 

A MONFORTE

Paese mio, tu sereno
t'adagi
sul colle ameno con le ginestre in fiore
che sussultano d'oro
i cigli,
dove la verde vite inebria riti
con grappoli di prodiga vendemmia.

Nei festosi giardini della luce
con soavi gorgheggi
gli uccelli trillano messaggi
di gioia all'anima.
L'olivo in pace ricama d'argento
le valli
mentre agrumeti, intorno, verzicano
fonti di vita.

I prati in fiore
nei miei ricordi echeggiano
le sinfonie e i canti.

Feconda, la campagna,
di dolce frutta,
è lucida di sole:
la terra culla l'operosa falce
 

S. Agata
e Maria di Crispino
col santo amore, educano
la gente
a più composta fede.

Nomi d'eroi riporta il monumento
ai caduti: no, morendo
non sono morti!

Ma i figli
dolenti ancora,
bisbigliano preghiere
ripetono:"Non più trincee,
ma giustizia, pace e libertà!"

Un lontano, ricordo,
con la mente dell'anima,
la dolce visione di Monforte
che di fraterno amore,
espandendo, perenne,
l'aura vitale,
mi fascia il cuore.

Monforte,
alta la vela
sulle pagine del tempo,
tu spieghi
e forti le memorie.

Zufola il vento
fulgida storia, aspra di secoli,
ma naviga il ricordo
su rosse
novelle aurore.

Degni tuoi figli: Monforte
Marina,
dove le strade odorano
d'acqua salmastra,
le sinfonie di luci
e di colori
sbocciano gioie e amore,
mentre, seduto, Pellegrino,
nell'oasi di riposo
sorride
al sole col fiabesco panorama.

Virgiliana regna
La pace che speranze
al cuore infonde.

O splendido paese
in te s'oblia la gente
con più voglia di vivere
perché aneliti di gioia
effondi con calore
di vita,
sorrisi al cuore.

Questo tuo figlio, umile poeta,
canta la terra da lontano
con nobili pensieri
per diradare il buio
a lunghe attese.

Sogni e realtà s'abbracciano all'eterno
di domani in domani.

Patria degli avi miei
a te vengo, o Monforte,
per attingere
forza d'amore,
e ti saluto,
o gioia di natura in pregio raro.
Nino Gringeri

Da "La Palea", Catania, 1987
 

 

ERA... UN CASTELLO


Il castello corroso
dal tempo
tra diruti pietrami
e rovi,
mendica ancora passati bagliori.

Lassù,
la penombra scandisce,
la grigia noia degli anni
tra barbame di nuvole,
scogli attempati.

Girano intorno ai ruderi
l'aure dei secoli
oggi tremanti al mesto
raduno di memorie:
immoti all'orizzonte
dell'esistenza
 Solo il riso d'immagini
con il tempo fugace
rende lieto
il sanguigno tramonto.

Ora, con l'ali
piegate
il castello resiste
agli agguati dei secoli,
mentre la storia rantola
con l'eco di falciati
silenzi,
promesse ammutolite
dal tempo.
Nino Gringeri

Da "L'Inula", Catania, 1985
 

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L'IMMACOLATA DI MONFORTE

Sulla cima di una collina
vi sono una Croce e una Chiesina.
Per arrivare a quella Chiesina isolata
si passa da un cancello e si sale una scalinata,
Lungo la scalinata si trovano dei cipressi
la Via Crucis e fiori negli spazi annessi.

Quante volte da ragazzo salivo su quella collina
per ammirare la natura vicina!

Si poteva vedere da uno spiazzo
molto verde, case sparpagliate e il mare di Milazzo.

Quel mare azzurro, che con mille luccichii brillava in fondo
e ad osservarlo sembrava la gemma del mondo.

Quante volte mi affacciavo da un altro spiazzo poco distante
e vedevo giù il mio paese col la stessa trepidazione di un amante!
Lo scampanio della campane, della chiesina
lo sentivo ogni sera e ogni mattina.
Esso mi ricordava di essere nella mia comunità
e mi infondeva tanta ilarità.

Ancora oggi ricordo con tanta emozione
il suono di quelle campane e la loro antica tradizione.

La chiesina e la croce di notte illuminata
sono l'emblema dell'Immacolata,
di quella Immacolata che veglia su Monforte
e lo tiene stretto a sè con un abbraccio materno e forte.
Nicolò Visalli

  

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Gennaio 2010 08:46
 


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