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IL MIO PAESE Colombo nelle giornate di sole corvo in quelle di pioggia nugolo di lucciole a notte, il mio paese in cima alla collina, nostalgia di infanzia lontana, è traguardo nel dormitorio comune nel verde silenzio del tempo. Giuseppe Ponz de Leon Da "Dannato riflusso", Messina, 1984 IL CASTELLO Ciuffi d'erbe selvatiche nate chissà come tra le crepe dei muri sgretolati dal tempo adornano il castello che mostra al sole i suoi ruderi come ferite d'un biblico gigante sconfitto. Tutto intorno sterpaglia e nei rimesiticci rossigni s'è aggrumato il sangue versato a difesa del padrone. Cento storie d'amore di lotte e tradimenti son rotolate per sempre nel silenzio dei dirupi rocciosi ove il serpe e la lucertola vivono indisturbati mentre la voce dei secoli rivive nel rauco gracchiare di cornacchie. Giuseppe Ponz de Leon Da "Dannato riflusso", Messina, 1984
__________________________________________________________________________ MONFORTE In mezzo ai monti c'é il paese mio. La nebbia avvolge il paese sonnolento. Silenzio maestoso. Intorno é pace. L'ammiro d'estate sotto l'azzurro cielo. L'ammiro d'inverno perché ispira tenerezza. Il profumo della campagna carezza il cielo, risveglia l'amore. La vita é dolce nessuno s'annoia. Il profumo che alita in ogni cosa creata e la mitezza del clima fioriscono mille promesse. Seduto, all'ingresso del paese, accanto la fontana sento l'acqua che scorre limpida e fresca. A Monforte S. Giorgio nessuno invecchia, la gente, seppur regredendo, rimane all'avanguardia. Monforte, tu solo, scruti i figli e, nell'oblìo di questo mondo elargisci fiducia con cristiana bontà. Di notte il paesaggio come un presepe appare. Nelle casette col lumino acceso si preparan cose che or pochi sanno fare. Tutti t'amano come nel passato: nessun vuol prepararsi al commiato. Monforte, fiorisci sempre come frutto raro, perché la felicità della gente hai chiuso a chiave. Nino Gringeri
A MONFORTE Paese mio, tu sereno t'adagi sul colle ameno con le ginestre in fiore che sussultano d'oro i cigli, dove la verde vite inebria riti con grappoli di prodiga vendemmia. Nei festosi giardini della luce con soavi gorgheggi gli uccelli trillano messaggi di gioia all'anima. L'olivo in pace ricama d'argento le valli mentre agrumeti, intorno, verzicano fonti di vita. I prati in fiore nei miei ricordi echeggiano le sinfonie e i canti. Feconda, la campagna, di dolce frutta, è lucida di sole: la terra culla l'operosa falce S. Agata e Maria di Crispino col santo amore, educano la gente a più composta fede. Nomi d'eroi riporta il monumento ai caduti: no, morendo non sono morti! Ma i figli dolenti ancora, bisbigliano preghiere ripetono:"Non più trincee, ma giustizia, pace e libertà!" Un lontano, ricordo, con la mente dell'anima, la dolce visione di Monforte che di fraterno amore, espandendo, perenne, l'aura vitale, mi fascia il cuore. Monforte, alta la vela sulle pagine del tempo, tu spieghi e forti le memorie. Zufola il vento fulgida storia, aspra di secoli, ma naviga il ricordo su rosse novelle aurore. Degni tuoi figli: Monforte Marina, dove le strade odorano d'acqua salmastra, le sinfonie di luci e di colori sbocciano gioie e amore, mentre, seduto, Pellegrino, nell'oasi di riposo sorride al sole col fiabesco panorama. Virgiliana regna La pace che speranze al cuore infonde. O splendido paese in te s'oblia la gente con più voglia di vivere perché aneliti di gioia effondi con calore di vita, sorrisi al cuore. Questo tuo figlio, umile poeta, canta la terra da lontano con nobili pensieri per diradare il buio a lunghe attese. Sogni e realtà s'abbracciano all'eterno di domani in domani. Patria degli avi miei a te vengo, o Monforte, per attingere forza d'amore, e ti saluto, o gioia di natura in pregio raro. Nino Gringeri Da "La Palea", Catania, 1987 ERA... UN CASTELLO Il castello corroso dal tempo tra diruti pietrami e rovi, mendica ancora passati bagliori.
Lassù, la penombra scandisce, la grigia noia degli anni tra barbame di nuvole, scogli attempati. Girano intorno ai ruderi l'aure dei secoli oggi tremanti al mesto raduno di memorie: immoti all'orizzonte dell'esistenza Solo il riso d'immagini con il tempo fugace rende lieto il sanguigno tramonto. Ora, con l'ali piegate il castello resiste agli agguati dei secoli, mentre la storia rantola con l'eco di falciati silenzi, promesse ammutolite dal tempo. Nino Gringeri Da "L'Inula", Catania, 1985 __________________________________________________________________________ L'IMMACOLATA DI MONFORTE Sulla cima di una collina vi sono una Croce e una Chiesina. Per arrivare a quella Chiesina isolata si passa da un cancello e si sale una scalinata, Lungo la scalinata si trovano dei cipressi la Via Crucis e fiori negli spazi annessi. Quante volte da ragazzo salivo su quella collina per ammirare la natura vicina! Si poteva vedere da uno spiazzo molto verde, case sparpagliate e il mare di Milazzo. Quel mare azzurro, che con mille luccichii brillava in fondo e ad osservarlo sembrava la gemma del mondo. Quante volte mi affacciavo da un altro spiazzo poco distante e vedevo giù il mio paese col la stessa trepidazione di un amante! Lo scampanio della campane, della chiesina lo sentivo ogni sera e ogni mattina. Esso mi ricordava di essere nella mia comunità e mi infondeva tanta ilarità. Ancora oggi ricordo con tanta emozione il suono di quelle campane e la loro antica tradizione. La chiesina e la croce di notte illuminata sono l'emblema dell'Immacolata, di quella Immacolata che veglia su Monforte e lo tiene stretto a sè con un abbraccio materno e forte. Nicolò Visalli |